Il 29 maggio 2018 a Soriano nel Cimino si è svolta la settima edizione del Premio Pietro Calabrese condotto da Giuseppe Di Piazza e Federica Lodi .
In molti comuni della Tuscia si contano i danni delle gelate. Per Amica Tuscia ci siamo recati nel Comune di Soriano nel Cimino con i tecnici di "Agricoltura consapevole". Ecco quello che è emerso dall'ispezione.
Coordinatore e promotore del progetto " Agricoltura Consapevole", Fernando Testa, tecnico Assofrutti, ci racconta dell'idea avuta tre anni fa in seno all'ufficio tecnico e gli sviluppi che ha avuto e che avrà nel tempo.
Una breve anticipazione, da parte dei relatori Stefano Del Lungo e Giorgio Felini, sugli argomenti che verranno trattati nell'incontro del 13 maggio 2017 nel Santuario di Sant'Eutizio.
Soriano nel Cimino, un paese   da … Nobel.
Luigi Pirandello - premio Nobel per la letteratura nel 1934 -, ispirandosi alle suggestioni dei suoi ripetuti soggiorni a Soriano, in due novelle qui ambientate, con pochi tratti di penna, riesce a fornire delle efficacissime istantanee del nostro paese e del suo paesaggio montano: “… Ecco là il castello antico, ferrigno, che domina il borgo”, con “… le vecchie casette, che il tempo aveva vestito di una sua particolar patina rugginosa”, immerso in “… quell’immenso piano verde di querci e d’ulivi e di castagni, digradante dalle falde del Cimino fino alla valle tiberina”.
 
Basterebbero queste frasi, per far nascere in chiunque il desiderio di visitare Soriano. Tuttavia accenneremo qui appresso alle sue principali vicende storiche e ai suoi monumenti.
Tito Livio narra che nell’anno 443 “ab Urbe condita” (corrispondente al 310 a. C.), le milizie romane, in guerra contro gli Etruschi, attraversata l’orrida selva che ricopriva il Cimino, prima di riprendere l’offensiva, fecero sosta sulla cima del monte, per osservare le fertili valli sottostanti, popolate e coltivate dagli Etruschi stessi.
Vari ritrovamenti e indagini archeologiche hanno però dimostrato che il nostro territorio fu abitato, già prima degli Etruschi, anche da popolazioni preistoriche. In particolare, nell’età del bronzo, vi sorsero vari piccoli insediamenti umani, dislocati principalmente sulle vette di alcune colline. Il più cospicuo di tali insediamenti sembra sia stato quello ubicato alla sommità del Cimino vero e proprio, già sommariamente individuato alla fine dell’Ottocento dagli studiosi Cozza e Pasqui e recentemente indagato con varie campagne di scavo, promosse dall’Università “La Sapienza” di Roma.
 
Nel periodo romano il numero di villaggi qui presenti fu assai elevato, come dimostrano i numerosi resti di tombe, opere murarie e strade, pervenutici. Tra l’altro, la zona era attraversata dalla importante Via Ferentana, che congiungeva Ferentum con Falerii Novi.
Soprattutto, però, dall’antichità più remota fino oltre l’età romana, gli abitatori delle nostre contrade utilizzarono - particolarmente nella cosiddetta Selva di Malano e nei dintorni - moltissimi tra gli innumerevoli macigni eruttati dal vulcano cimino nella notte dei tempi e i dirupi, per ricavarvi appoggi di capanne, grotte, are sacre, tombe (molte con epigrafi latine) ed altri manufatti, inerenti alle loro pratiche di vita. Le più recenti indagini archeologiche hanno evidenziato che, tra tutti tali monumenti, si conserva qui in assoluto - a livello mondiale - la massima concentrazione di are rupestri dell’età etrusco - romana.
 
Negli ultimi anni del III secolo e all’inizio del IV le popolazioni del territorio sorianese furono evangelizzate da Sant’Eutizio di Ferento, martirizzato al tempo della persecuzione di Diocleziano (303-305) e poi sepolto in una catacomba fatta qui scavare da lui stesso, ancora esistente presso il santuario a lui dedicato.
Nel medioevo, in molte delle località già sedi di più antichi insediamenti, sorsero castelli, piccoli borghi rurali, chiese e vari conventi benedettini. E’ pure ampiamente documentato che, dall’VIII al XIII secolo, gran parte del territorio sorianese sia appartenuta, in momenti successivi, ai Benedettini stessi dell’abbazia di Sant’Andrea in Flumine (sita presso Ponzano Romano) e poi a quelli delle abbazie romane di San Silvestro in capite e di San Lorenzo fuori le mura.
 
Molte tra le costruzioni medievali del nostro territorio sono ancora visibili, sebbene in più casi allo stato di rudere. Abbiamo così, tra l’altro, l’altissima torre di Chia, il cui attiguo castello ospitò agli inizi degli anni settanta del Novecento lo scrittore e regista Pier Paolo Pasolini, il fatiscente discosto borgo pure di Chia, il castello diroccato di Corviano, la torre di Santa Maria di Luco, le rovine delle chiese di San Nicolao, di Santa Cecilia e - riscoperte proprio in questi ultimissimi anni, da una campagna di scavi promossa dall’Università della Tuscia di Viterbo - quelle della chiesa di San Valentino. Un cenno a parte merita poi la quasi millenaria chiesina di San Giorgio, ben conservata e impreziosita dalle numerose artistiche decorazioni a bassorilievo della facciata e dell’abside.
 
Per quanto concerne il borgo di Soriano, abbarbicato ad un colle minore dei Cimini, alto circa 510 metri, sembra che il primo nucleo di esso abbia cominciato a formarsi intorno al Mille e che solamente verso il 1084 sia stato munito da papa Gregorio VII Aldobrandeschi di un primo piccolo castello.
Nell’inverno del 1250, venne a rifugiarsi temporaneamente qui, con i suoi genitori, l’adolescente Rosa da Viterbo, cacciata dalla sua città dalla fazione ghibellina.
Sempre verso la metà del XIII secolo, sulle rovine del primo castello, fu edificato un poderoso palazzo-torre (che costituisce tuttora la parte più alta del complesso pervenutoci) e, ad esso, tra il 1277 e il 1278, venne addossato un massiccio cassero, per volontà di papa Niccolò III Orsini, che qui morì nell’estate del 1280.
Le complesse vicende del castello e del borgo di Soriano, passati nel tempo attraverso varie signorie (Pandolfo-Guastapane, Orsini, Colonna, Vitelleschi, Borgia, Della Rovere, Carafa, Madruccio, Altemps, Albani, Chigi) si intrecciano con quelle dell’intero Stato Pontificio ed annoverano, tra l’altro, fatti cruenti, come la decapitazione di Giacomo di Vico (decretata nel 1435 da papa Eugenio IV) e il passaggio di uomini famosi, tra i quali Giovanni da Procida (1280) e Francesco Sforza (1434).
Intorno al 1450 papa Niccolò III Parentuccelli fece costruire all’interno del borgo sorianese una bella fontana a fuso - tuttora conservata - per consentire alla popolazione di non doversi recare ad attingere acqua a sorgenti site fuori dell’abitato.
Nella seconda metà del Cinquecento Soriano si arricchì poi della bellissima Fonte di Papacqua, complesso di sculture manieristiche in peperino, i due gruppi principali delle quali sono ricavati - come i celebri “Mostri” di Bomarzo - nella viva roccia esistente in sito. Essi raffigurano, rispettivamente, Mosè che fa scaturire l’acqua da una rupe, tra gli Ebrei assetati e la cosiddetta “Papacqua” - forse Amaltea - , gigantesca figura femminile con piedi caprini, circondata da putti e figure mitologiche. La progettazione della fonte e del contiguo grandioso palazzo (opere entrambe volute dal cardinale Cristoforo Madruccio) risulta sia dovuta all’architetto perugino Ottaviano Schiratti e l’esecuzione delle sculture sembra vada attribuita all’artista Giovanni Bricciano da Fiesole.
 
Nel secolo XVII, poco discosta dal paese, fu costruita, col contributo degli Altemps, la chiesa di Santa Maria del Poggio, nella quale si conserva un monumentale altare barocco, sapientemente intagliato in legno di noce da un umile francescano: tale frate Francesco da Urbino.
Nel Settecento, per impulso degli Albani, il borgo di Soriano ebbe un notevole sviluppo, furono ricostruite in forme più ampie le preesistenti chiese di Sant’Eutizio e di Sant’Agostino e - su progetto del valente architetto romano Giulio Camporese - fu edificato l’imponente Duomo, intitolato a San Nicola di Bari. Tra le altre, la chiesa di Sant’Agostino merita di essere ricordata particolarmente, perché al suo interno si conservano la cosiddetta “Madonna della Santissima Trinità”, pregevolissima tavola trecentesca di scuola senese e - sulla volta della navata - un grandioso affresco raffigurante l’apoteosi di Sant’Agostino, opera del celebre pittore polacco Taddeo Kuntze (autore anche di alcune pale di altare della stessa chiesa).
Tornando a Pirandello, è ancora lui a sottolineare che pure il paesaggio naturale sorianese offre ambienti interessanti e suggestivi. Pensiamo alla maestosa e vetusta faggeta che ammanta la parte sommitale del Cimino: essa è come un’immensa cattedrale di alberi, le cui chiome, intersecandosi, formano degli archi gotici ed i colori delle cui foglie, in autunno, sembrano una miriade di fiammelle. Sul Cimino abbiamo poi la celebre Rupe Tremante (localmente chiamata “Sasso Naticarello”), già nota ai latini Plinio il Vecchio, Gallo e Varrone, ed alcuni enormi e curiosi ammassi rocciosi, tra i quali il più imponente è quello detto “Sedia del papa”. Infine, nelle zone vallive, troviamo profonde e pittoresche forre, scavate dai torrenti, come quella sottostante all’antico insediamento rupestre di Corviano e quella del cosiddetto Fosso Castello, presso Chia, nella quale Pasolini ambientò una lunga sequenza del suo film “Il Vangelo secondo Matteo”.
Valentino D’Arcangeli