GALLESE
La città di Gallese, sullo sperone tufaceo segnato a nord dal Fosso Fontana Nova e a sud dal Rio Maggiore, si configura come luogo fortificato, con una robusta cinta muraria e un’antica rocca, dominanti la valle tiberina (via Flaminia) e il crinale prossimo alla via Amerina.
Resti del periodo preistorico si concentrano in prevalenza nella parte orientale della forra del Rio Fratta, con le tipiche cavernette falische, ipogei naturali frequentati dal Paleolitico all’età del Bronzo, studiati nel 1920 dal paletnologo Ugo Rellini.
L’attuale centro storico ha restituito resti fittili del periodo villanoviano (XII-X secolo a.C.), con l’ipotesi di un’urbanizzazione precoce, in prevalenza capanne e primitive strutture in muratura.
Sul pianoro si concentrarono nuclei delle comunità tribali presenti nel territorio, dando origine a un pagus falisco, con lo spazio acropolico a nord e l’unica via di accesso a nord-ovest, resa sicura dal taglio dell’istmo tufaceo che univa il banco tufaceo al territorio formato dalle colate laviche dei vulcani Cimini. Testimonianze dell’età falisca sono tombe sparse nel territorio e necropoli vicine al centro urbano o nelle contrade vicine (Santa LuciaCasale BevagnaLoiano), alle quali si uniscono opere di idraulica e drenaggio, finalizzate alle coltivazioni.
Una ricca viabilità periferica, resa agevole dalle tagliate e dai ponti, garantiva il collegamento con la valle del Tevere e l’area a sud, prossima al mondo latino e romano.
Anche per Gallese è stata avanzata l’ipotesi che il pagus si possa identificare con la città di Fescennium, uno dei centri maggiori dell’Agro Falisco, patria dei versi fescennini, composizioni satiriche declamate in occasioni di feste rurali e matrimoni. Tra l’altro, fu un cittadino di Gallese, Antonio Massa, a comporre la prima storia del popolo falisco, con il De rebus et origine Faliscorum, pubblicato nel 1562.
Il nome di Gallese, secondo la tradizione, deriverebbe dal mitico Halesus (Galesus> Galese> Gallese), figlio di Agamennone ed esule da Troia (1180 a.C.), il cui mito sarebbe giunto lungo la valle del Tevere portato dai mercanti greci. Un probabile rimando a questa ipotesi è suggerito dalla fontana Lisana, nella campagna tra Gallese e Corchiano.
Un’altra teoria legherebbe il nome Gallese ai Galli Senoni, il gruppo celtico che dopo il saccheggio di Roma nel 390 a.C. si era stanziato in aree vicine alla città.
Nel periodo romano il centro posto sul pianoro continuò a essere abitato, ma prevalse la valle tiberina, attraversata dalla via Flaminia, che superava il Tevere proprio nel territorio di Gallese, sul Ponte di Augusto, i cui piloni sono stati visibili sino al XVIII secolo. Ancora oggi, nei pressi di Gallese Scalo Teverina, è attivo il Ponte Picchiato, con il quale la via Flaminia oltrepassa il Rio Miccino. Testimonianze dello stesso periodo romano sono poi i resti di “ville rustiche” nelle località PomaroTurloPietra Bianca.
Per tutto il Medioevo l’area tiberina vide la presenza attiva di due porti, la Barca di Gallese e il Porto dell’Arcella, protetti rispettivamente dal Castello di Rustica e dalla Torricella. La zona beneficiava, inoltre, del fenomeno della transumanza, che vedeva scendere verso la valle del Tevere le greggi che abbandonavano gli Appennini durante la stagione fredda.
La posizione strategica di Gallese, tra la via Amerina e la via Flaminia, connotò nel medioevo la sua storia, trasformando l’antico pagus falisco in un luogo fortificato, dal quale si poteva controllare il “corridoio bizantino”, l’asse stradale che univa Roma a Ravenna, sede dell’Esarcato d’Italia.
Il ruolo strategico del Castrum Gallesii fu ratificato nel 738 con un complesso negoziato tra il Ducato Romano e Trasimondo II, titolare del Ducato longobardo di Spoleto, alla presenza di papa Gregorio III, che seppe concludere la difficile vicenda riconducendo Gallese nell’orbita pontificia. Questa prerogativa fu poi confermata nell’817 da Ludovico I il Pio, re dei Franchi e imperatore carolingio, con il patto di donazioni stipulato con papa Pasquale I, nel quale compare Gallisem. Tutto ciò fece aumentare il prestigio sociale e politico della città, tanto che nel secolo successivo fu eletto il primo vescovo di Gallese (Donato, 826), facendo acquisire alla città il titolo di civitas. Nello stesso secolo salirono al soglio pontificio due gallesini: papa Marino I (882-884) e papa Romano I (897).
Il privilegio di Ludovico il Pio fu poi confermato dagli imperatori Ottone I (962) ed Enrico II (1020), che riconobbero ai papi del tempo le concessioni precedenti, compreso il castellum Gallisem.
Nella metà del XII secolo (1150), durante il viaggio di ritorno dalla Terra Santa, dove aveva partecipato alla II Crociata, giunse a Gallese San Famiano, patrono della città, monaco pellegrino originario di Colonia ed eremita in Spagna, dove si era recato per visitare Santiago di Compostela.
Dopo la morte (8 agosto), secondo le sue indicazioni, fu sepolto in una grotta nei pressi delle mura urbane, dove fu poi eretta la Basilica dedicata al Santo, che si caratterizzò subito come luogo di pellegrinaggio.
Nei secoli successivi, Gallese fu prima città confederata con Viterbo, poi comune libero, dotato di Statuti autonomi. In alcuni periodi della storia fu affidata a famiglie nobili (OrsiniSpinelliColonnaBorgiaDella Rovere, Carafa) o alti prelati (Cardinale Cristofaro Madruzzo). Dalla metà del ‘500 pervenne agli Altemps, che gestirono Gallese sino al 1861, quando il Ducato passò a Giulio Hardouin, la cui figlia Maria fu moglie di Gabriele D’Annunzio.
La storia economica e sociale della città e del territorio fu segnata dalla presenza della stazione ferroviaria di Gallese Scalo Teverina, che facilitò i primi insediamenti industriali, dediti in particolare alla lavorazione del cemento; nell’area nord del territorio, dove era presente la stazione ferroviaria in contrada Montilapi, si insediarono officine meccaniche e fabbriche legate ai lavori stradali e all’edilizia. Lo sviluppo del comprensorio fu poi agevolato dalla costruzione sul Tevere della Centrale Idroelettrica e dai lavori connessi all’ Autostrada del Sole e alla Direttissima ferroviaria Roma-Firenze.
Negli ultimi decenni, il distretto ceramico di Civita Castellana ha favorito la dislocazione della stessa industria nella frazione di Gallese Scalo, con la progettazione di un’area destinata a varie attività.
Visita alla città e al territorio
La prima impressione che si prova, sostando nella piazza prossima alla porta urbana, è di trovarsi di fronte ad una città fortificata, nata per offrire sicurezza ai propri abitanti e alle popolazioni rurali: le mura urbane e lo stretto Arco di Porta, insieme al torrione laterale, confermano questa vocazione.
Dopo l’Arco, si sale a Piazza Dante, dove si affaccia un palazzetto con proverbi del XVI secolo incisi sugli architravi di due finestre. A destra, per via Mazzini si giunge al Largo San Lorenzo, con chiesa omonima e “palazzo di Ascaro”, una torre medievale dove morì San Famiano. Nella piazzetta adiacente, Largo Ascaro, si può beneficiare della vista dall’alto della Basilica di San Famiano.
Percorrendo via Ugo Foscolo si arriva nella Piazza di Sant’Agostino, così chiamata per la chiesa che vi si affaccia, originariamente dedicata a San Benedetto. All’interno, pregevoli affreschi del XVI secolo, attribuiti al Pastura, due tele del ‘500 raffiguranti San Benedetto e Sant’Agostino e un dipinto con la Madonna del Buon Consiglio, eseguito dal pittore ternano Pietro Francesco Barla, nel 1752.
Continuando su via Lorenzo Filippini, si può ammirare il Palazzo Massa, fatto edificare nel XVI secolo dal giurista Antonio Massa, di Gallese, con stemmi della casata; sul portale, stemma della famiglia Tassi.
Pochi metri dopo, il Museo Civico “Marco Scacchi”, nell’antico convento di Santa Chiara, con tele e affreschi provenienti da altre sedi, ceramiche del XVI secolo e reperti archeologici recuperati da necropoli falische e ville rurali romane; una sala di carattere etnografico illustra tradizioni e memorie della città (la ferrovia, la banda musicale, i lavori agricoli, l’industria), mentre nel chiostro una serie di pannelli esplicativi narra la storia della città. Annesso il Centro Culturale, con sala convegni, archivio storico, banca dati e biblioteca comunale.
Dopo Piazza Maria, con una sala per esposizioni temporanee, si giunge a piazza Santa Maria, con il Municipio del XVI secolo e la cattedrale di Santa Maria Assunta, costruita alla fine del XVIII secolo dagli architetti Pietro e Giulio Camporese. All’interno di questa, dipinti eseguiti tra la fine del ‘700 e gli inizi del XIX secolo: un’Assunzione di Cristoforo Unterperger, una Crocifissione di Domenico De Angelis (Crocifissione) e alcuni “teleri” di Vincenzo Berrettini, insieme a un dipinto su tavola con l’Adorazione dei Magi, del XVI secolo, e la statua del protettore San Famiano, della prima metà del ‘900; nella cappella delle Reliquie, due rilievi rinascimentali, raffiguranti San Famiano San Giovanni Evangelista.
Proseguendo per via Saccardini, in un quadrivio, la fontana delle Tre cannelle, del 1865; a destra, su Corso Duca Luigi, una serie di palazzi rinascimentali. Attraverso via Marino I, si perviene a piazza Massa, da dove si può beneficiare di una suggestiva vista sul giardino d’inverno di Sasseta, sulla campagna circostante e sull’acrocoro del Pappagallo, una piccionaia isolata tra il verde della collina.
All’estremità nord della città, al centro di Piazza Castello, una fontana del XVI secolo con stemmi delle famiglie nobili legate alla storia della città (OrsiniSpinelliColonnaBorgiaDella Rovere), insieme all’emblema della Santa Sede. Sul lato settentrionale della piazza, il Palazzo Ducale, edificato dal cardinal Cristofaro Madruzzo e completato dagli Altemps nel XVII secolo sull’antica rocca medievale e rinascimentale.
Tornando all’unica uscita, si percorre via delle Mura Merlate, l’antico percorso di ronda, con una stupenda vista sui Colli e la forra di Rio Maggiore.
Scendendo verso la frazione di Gallese Scalo Teverina, ai piedi delle mura urbiche, si può ammirare la basilica di San Famiano, alla quale sono particolarmente legati i cittadini di Gallese, con affreschi del XVI secolo e tele del ‘600; nella cripta è conservato il corpo del santo protettore, morto a Gallese nel 1150.
 Poco distante dalla Basilica, la Chiesa di San Famiano a Lungo, nel luogo dove il Santo, assetato, fece sgorgare acqua dal banco tufaceo, il giorno 17 luglio. Ogni anno, in tale ricorrenza, alle prime ore dell’alba si effettua il consueto pellegrinaggio, partendo dalla Basilica del Santo.
 di Giorgio Felini
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