Il Granello di Sabbia, centro di Psicologia e Medicina Integrata ci ha accolti nella sede di CivitaCastellana in occasione della mostra dei dipinti di Luciano Munzi, un antiquario con la passione per la pittura.
Oggi AMICA TUSCIA vi propone questa intervista fatta ad un giovane "blogger" di Civita Castellana, Luca Panichelli. Il suo messaggio è : diffusione della conoscenza e lotta per la difesa dei luoghi a noi più cari.
A Civita Castellana, capitale della ceramica del centro Italia, vivono numerosi artisti. " Zucca Rosa" ci accompagna nella galleria della pittrice Maria Pia Rossini.
Il Maestro d'arte ceramica Franco Giorgi, racconta le sue esperienze di vita e d'artista, le scelte politiche, il suo impegno sociale e l'insegnamento nell'Istituto d'arte, come docente e come direttore.
Le sue prime esperienze con la materia ceramica a Civita Castellana e a Roma gli insegnamenti di Renato Guttuso docente e artista...
Come prima ospite de " i luoghi del cuore" abbiamo una "new yorker". Angela vive a New York con il marito e tre figli, lavora come interprete presso la " Rappresentanza Permanente della Repubblica Italiana alle Nazioni Unite".
Doveva essere solo una breve presentazione... è diventato un documentario con un consistente valore scientifico. Nella seconda parte tratteremo : la romanizzazione e il medioevo. Le musiche sono di Gabriele Campioni.
Il Caffè Roma di P.zza Matteotti diventerà il nuovo caffè letterario di Civita Castellana. Una collettiva di artisti apre la prima delle manifestazioni in programma.
La design Chiara Valeri si è esibita in una mostra di quadri presso lo Showroom di Art ceram in Civita Castellana.
Fausto Mancini ci accompagna lungo il tracciato medievale della via Flaminia. Luogo di templi falisci ma anche territorio di bellezza naturale incomparabile. Molti i pittori stranieri che vi si alternano dal settecento in poi.
L'artista Fausto Mancini si racconta al microfono di Amica Tuscia. Sarà per noi la guida nell'affascinante mondo della ceramica artistica.
CIVITA CASTELLANA

La città fu edificata, in età falisca, su uno sperone tufaceo generato dall’azione erosiva del Rio Maggiore, del Rio Filetto e del fiume Treia. La parte non protetta dalle forre fu incisa con un profondo fossato, determinando la tipica conformazione dei centri di questa area geografica. Il sito, identificato come Falerii e considerato capitale dell’agro falisco, fu chiuso da una cinta muraria, sulla quale si aprivano porte urbane, presenti anche nei secoli successivi (Posterula, Lanciana): all’interno l’acropoli, il tessuto urbano e alcuni templi (Scasato). Altre strutture religiose sorsero nei pressi del pianoro (Vignale) o nelle immediate vicinanze (Celle, Sassi Caduti, Fosso dei Cappuccini), dove si concentrarono anche le necropoli (Penna, Valsiarosa, Montarano).

La presenza di argilla nei pressi dei corsi d’acqua facilitò l’emergere dei laboratori di ceramica, particolarmente attivi nei secoli IV e III a.C., con precisi rimandi all’arte fittile greca e apula: significativi reperti sono conservati nel Museo Archeologico dell’Agro Falisco collocato all’interno del Forte Borgiano.

Falerii perse la propria autonomia nel 241 a.C. per la conquista da parte  dei Romani, che costrinsero la popolazione a trasferirsi nella nuova sede di Falerii Novi, un centro satellite a poche miglia dal nucleo originario. L’antica città falisca, tuttavia, non fu mai abbandonata del tutto, vista la frequentazione dei templi anche in epoche successive al trasferimento nella nuova realtà urbana.

Nel VI secolo, la precaria situazione determinata dalle invasioni gotiche finalizzate alla conquista di Roma, spinse gli abitanti di Falerii Novi a tornare nell’antica città, denominata Falerii Veteres per distinguerla dall’insediamento romano, che fu ceduto ai Farnese nel 1538 e successivamente pervenuto in enfiteusi al Comune di Fabrica di Roma.
La guerra greco-gotica (535-553), generata dalla volontà dell’imperatore Giustiniano I di conservare città e territori dell’antica Roma, definì il nuovo ruolo di Falerii Veteres (Civita Castellana), considerata determinante per la strategia difensiva, insieme ad altri centri dislocati lungo le vie consolari.
In tale contesto, la città fu poi coinvolta nelle vicende legate alla discesa longobarda nel bacino del Tevere, zona importante per le comunicazioni tra greci e Ravenna, che si svolgevano tramite le vie Amerina e Flaminia.

La presenza del vescovo e della relativa diocesi, anche se con nomi diversi per la complessa vicenda storica, è attestata sin dall’VIII secolo, periodo in cui  emergono, nei pressi della via Flaminia, insediamenti rupestri a carattere eremitico (San Selmo, Sant’Ippolito, San Cesareo). Nel 727, inoltre, compare il toponimo Massa Castelliana, coincidente con il territorio dell’antica Falerii Veteres e prototipo di quello che sarà il nome definitivo assunto dalla città: Civitatis Castellana.
 
Conclusasi nel 774 l’epopea longobarda in Italia, Civita Castellana beneficiò della successiva gestione carolingia, concretizzatasi nella “piccola Rinascenza”, con importanti iniziative di carattere architettonico e scultoreo, testimoniate dai reperti presenti nella Cattedrale e in Santa Maria dell’Arco, oltre che nella raccolta diocesana.

La donazione di Ludovico il Pio alla Chiesa romana, dell’817, elenca tra i beni Castellum, toponimo che gli storici attribuiscono a Civita Castellana.

La scomposizione dell’impero carolingio, alla fine del IX secolo, vide il prevalere della dinastia ottoniana, conclusasi con Ottone III (980-1002), imperatore del Sacro Romano Impero, che morì nel Castello di Paterno, una località posta nei pressi di Civita Castellana. Lo stesso sovrano fu protagonista di episodi importanti per la città, come la traslazione da Rignano Flaminio dei corpi dei Santi Martiri Marciano e Giovanni, effettuata nell’anno 1000, alla quale presero parte componenti dei Conti Sassoni, di nomina ottoniana. Il conte Sassone II ospitò a Civita Castellana, nel 1084, l’imperatore Enrico IV, che rientrava da Roma dopo essere stato incoronato.
 

In questo periodo, il ruolo della Chiesa fu importante nella gestione del territorio castellano, in particolare con l’occupazione della città nel 1101, voluta da papa Pasquale II per recuperare il consenso cittadino dopo la permanenza a Civita Castellana dell’antipapa Clemente III, morto e sepolto nella stessa località. Il governo del Papato, in sostanza, tolse le prerogative concesse ai conti Sassone, anche se la fedeltà all’Impero non si esaurì del tutto.
 

Sotto il pontificato di Innocenzo II (1130-1143) la Chiesa gestì il centro e il territorio tramite il vescovo, rappresentante dei papi che frequentarono talvolta la città (Pasquale II, Eugenio III, Adriano IV, Alessandro III nel 1181 morì a Civita Castellana, Innocenzo III, Onorio III, Innocenzo IV, Niccolò V).

Nei primi anni del XIII secolo si conclude l’edificazione della cattedrale romanica di S. Maria Assunta, nell’area nord-ovest del banco tufaceo, prossima ai resti di un’antica chiesa, della quale sono testimonianza reperti marmorei visibili ancora nel duomo (pluteo, sarcofago), nella cripta (capitelli), nel portico e nell’annesso Oratorio di S. Maria (plutei, scena cinegetica). Nella stessa cripta, resta la memoria dei santi Gratiliano e Felicissima e un altare marmoreo, realizzato nel 1482 da Pietro da Siena, nel quale erano conservate le reliquie dei santi Marciano e Giovanni, patroni della città.
 
Fulcro della città è sempre stata l’attuale Piazza Matteotti (Piazza di Prato), sulla quale si affacciano alcuni palazzi medievali e rinascimentali, il Municipio e la chiesa di S. Francesco, con l’attiguo convento francescano, oggi Curia Vescovile. Al centro della piazza, una fontana del 1585 voluta dai Boncompagni, come ricordano “i draghi” riferibili allo stemma della casata.
 

Tra il 1474 4 il 1484, durante il pontificato di Sisto IV (1471-1484), mentre era Governatore della città il cardinale Rodrigo Borgia (1474-1492), futuro papa Alessandro VI, furono redatti gli Statuti comunali, approvati nel 1535 da Paolo III (1534-1549) e confermati da Pio V (1566-1572) nel 1566, quando furono mandati a stampa.

Dagli Statuti si apprende che la città aveva due porte maggiori (da capo e da piede), la prima delle quali fortificata artificialmente, mentre la seconda beneficiava della situazione morfologica del pianoro.

Da quegli anni e per alcuni decenni l’antica Rocca fu ampliata, sino alla realizzazione del Forte Borgiano, un solido fortilizio voluto da papa Alessandro VI per la sicurezza della Santa Sede, con all’interno spazi per la residenza pontificia (gli appartamenti del papa) e raffigurazioni encomiastiche negli affreschi presenti sotto le arcate del cortile maggiore. Con Giulio II si concluse l’edificazione del Forte (1513), che aveva visto tra i progettisti Antonio da Sangallo il Vecchio, Perino da Caravaggio e Antonio da Sangallo il Giovane.

La viabilità che interessava Civita Castellana (vie Cassia, Flaminia e Amerina) aveva subito nei secoli alcune varianti funzionali alla mobilità cittadina, con una serie di ponti legati alle profonde forre che circondano lo sperone tufaceo, tra i quali si erge maestoso il Ponte Clementino, costruito nel 1709 sotto la direzione di Filippo Barigioni.

Alla fine del XVIII secolo, nel comprensorio civitonico riprese l’attività ceramica, già in auge nel periodo falisco, per iniziativa dei fratelli Francesco e Antonino Giuseppe Mizzelli, che richiesero il permesso per l’escavazione dell’argilla nei territori di Civita Castellana, Sutri, Fabrica di Roma, Ponzano e Sant’Oreste. Sarà poi Giuseppe Antonino a impiantare una fabbrica “di terraglie all’Inglese” in edifici prossimi al fiume Treja, di proprietà della contessa Maria Cinzia Petroni. L’opificio, denominato poi “Fabrica Pontificia”, raggiunse il massimo della produzione per l’intervento di Giuseppe Valadier, che seppe sfruttare al meglio la “terra bianca … di Civita Castellana”. Questa particolare argilla interessò nei primi anni del XIX secolo Giovanni Volpato, “noto fabbricatore di porcellane e terraglie”, che favorì poi l’apertura della fabbrica di Civita Castellana da parte del figlio Angelo, che subentrò a Francesco Coramusi.

Da quegli anni, in particolare per l’intervento di imprenditori locali, la produzione ceramica si evolse progressivamente, sino a divenire, nel secolo successivo, la maggiore industria del comprensorio.


Giorgio Felini